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DECIDE BERLUSCONI, BOSSI ANCORA SEGRETARIO DELLA LEGA
post pubblicato in diario, il 3 maggio 2012


Dopo anni di frustrazioni, era giusto lasciarli divertire, almeno per un po’. A loro piace giocare a fare l’opposizione, a gridare contro Roma e il governo delle banche, a minacciare rivolte contro l’Imu dopo aver minacciato di reintrodurre l’Ici. Meglio però che il guinzaglio non sia mai troppo sciolto, mica che qualcuno di loro pensi di essere ancora in un partito. L’ordine del Cavaliere è quindi chiaro: il capo della Lega sarà sempre Umberto Bossi, che al prossimo congresso dovrà candidarsi come segretario federale. Detto, fatto. Sulle agenzie di stampa rimbalzano le ultime dichiarazioni del Senatur: “Mi ricandiderò al congresso federale, per il bene della gente”. Non è più il tempo di rischiare, per il talent scout di mignotte. Il Pdl, sotto la finta guida di Alfano, si scioglie come una medusa al sole, i consensi sono in picchiata, mentre Cicchitto mostra le prime difficoltà nell’arginare il governo Monti, che oserà chiedere al parlamento di approvare una legge contro la corruzione. L’ultima goccia è stata la notizia, non smentita, della volontà di Monti di punire il falso in bilancio, reato depenalizzato dallo stesso utilizzatore finale. A meno di un anno alle elezioni, con gli elettori sempre più in fuga, bisogna dare la svolta. Non c’è tempo di attendere che il Pd inizi il suo processo di autodistruzione, il Cavaliere deve ripartire subito, dalla sua unica certezza: Umberto Bossi. Non c’è situazione più propizia, per l’appassionato di burlesque, dopo che il Senatur, entrato a tutti gli effetti nel club della casa “pagata a mia insaputa”, ha iniziato ad accusare i magistrati di complotto, colpevoli di avere interrotto i furti di Bossi & c ai danni del partito. Bravo, l’allievo ha superato l’esame, ora Bossi è uno di loro, ora sì che serve davvero. Se prima a Berlusconi bastava possedere solo il simbolo della Lega, ceduto dal Senatur in cambio di “soccorso finanziario”, ora il bancomat per mignotte è costretto a mettere mano anche all’organizzazione di un partito dove l’unica cosa dura rimasta sono i diamanti di Belsito. La situazione gli stava infatti sfuggendo di mano, dopo le voci del ritiro di Bossi, dopo che Maroni aveva iniziato a prendersi troppe libertà, inneggiando addirittura alla “pulizia”, parola che provoca l’orticaria solo al pensiero, ad uno che si tiene stretti nel Pdl personaggi come Dell’Utri, Cosentino, Schifani, Verdini. E’ tempo di agire quindi, il gioco è finito, vanno richiamati all’ordine. Del resto, c’è solo un partito che, negli ultimi vent’anni, ha votato tutte le leggi ad personam del Cavaliere, in cambio di niente: la Lega Nord. Del resto, c’è solo un leader politico che, negli ultimi vent’anni, ha imposto ai militanti tutte le leggi ad personam del Cavaliere, in cambio di niente: Umberto Bossi. Meglio tenerselo stretto.

Davide Muscarà

 


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IL CAPITANO DE FALCO, FALSO EROE NELL’ITALIA LOBOTOMIZZATA
post pubblicato in diario, il 31 gennaio 2012


Uomo energico, che capisce immediatamente la portata della tragedia e cerca di richiamare con voce alterata il vile ai suoi obblighi.. e ancora …il capitano De Falco, fosse stato sulla nave, sarebbe sceso per ultimo, come vuole l’etica del maregrazie capitano De Falco, il nostro paese ha estremo bisogno di gente come lei. Non sono parole di un cronista del ventennio fascista, intento ad esaltare le gesta di un gerarca, ma dell’editoriale di Aldo Grasso, pubblicato il 18 gennaio 2012 sulla prima pagina del Corriere della Sera, dal titolo Grazie, Capitano. Non c’era modo migliore per rispondere a quanti, già da diversi anni, iniziavano a chiedersi quali sarebbero state le condizioni degli italiani al risveglio da un’anestesia durata quasi vent’anni. Chi avrebbe ripulito il Paese dai resti di orge mediatiche consumatesi in ogni ora del giorno, da montagne di confezioni regalo che contenevano il nulla? Ma soprattutto, come affrontare il brusco risveglio? Anestetizzati con ingenti dosi di promesse e drogati da mondi immaginari, non abbiamo retto allo shock della normalità, e siamo finiti subito in rianimazione. La terapia sarà lunga e dolorosa, non mancheranno deliri e ulteriori traumi, causati dall’impatto con il mondo reale. Abituati ad applaudire i comandanti che portano l’Italia verso gli scogli, dicendo che va tutto bene mentre la nave imbarca acqua, e poi abbandonando l’ormai relitto che affonda accusando gli scogli di complotto perché non dovevano trovarsi lì e dovevano lasciarlo navigare, ci svegliamo di colpo quando siamo coll’acqua fino al collo, stupiti ed estasiati se qualche uomo energico capisce immediatamente la portata della tragedia (non si trattava di affondamento psicologico, anche se nel momento dell’impatto con gli scogli i ristoranti della nave erano pieni) e cerca di richiamare con voce alterata il vile ai suoi obblighi.

Eliminare le tossine, ristabilire gli italiani dopo lo shock post anestesia, sarà impresa ardua, a cui anche stampa e tv cercano di contribuire. Ma anche per loro, anestetizzati con dosi ancora più massicce e frastornati da continue minacce dallo stesso anestesista, la situazione resta critica, e non sarà facile riprendere lucidità. Ciò comporta anche gravi errori nel somministrare agli italiani dosi di ricostituente, come dimostrano articoli e servizi televisivi durante il passaggio del governo da Berlusconi a Monti. La notizia di un premier normale, anzi “sobrio”, sembra avere scosso le redazioni dei giornali, che hanno iniziato a raccontare come il nuovo primo ministro preferisca recarsi al lavoro in treno piuttosto che su un volo di stato, senza tra l’altro intrattenere gli altri passeggeri raccontando di quando voleva farsi la segretaria sulla scrivania.  Se da un lato il nuovo scandalo della normalità ha portato ad alcuni risultati immediati (nessun italiano si aspetta che Monti tenti di sedurre la premier Finlandese, o faccia il cucù alla Merkel dandole poi dalla “culona inchiavabile” mentre discute con un faccendiere sulle modalità di pagamento del suo principale fornitore di escort), dall’altro ha causato pesanti effetti collaterali, anche negli stessi politici. Gravi sono infatti le condizioni di Calderoli, su cui sono ancora in corso accertamenti. Dopo anni a sostenere un premier solito a trasportare mignotte su voli di stato per poi parcheggiarle in parlamento a spese degli Italiani, l’ex ministro leghista (che in verità aveva già mostrato segni di squilibro, incendiando scatoloni contenenti leggi mai esistite) chiede le dimissioni di Monti, colpevole di avere festeggiato il natale, in compagnia della famiglia, con una cena a Palazzo Chigi. Calderoli è ora osservato a vista, sebbene stia già lavorando ad un’interrogazione parlamentare contro il capitano De Falco: pare infatti che quest’ultimo, durante la notte del naufragio della Concordia (lui sì che aveva capito immediatamente la portata della tragedia, lui sì che va ringraziato per la normale reazione di incazzatura verso il comandante Schettino), abbia utilizzato il telefono della capitaneria di porto per scopi personali, quando ha avvisato i famigliari del protrarsi del turno di lavoro. L’hanno lasciato solo, il povero Calderoli. Neanche una parola di solidarietà: pupazzi, nani, ballerine, cortigiani, sono già al riparo dal pericolo di un mondo normale. Ma potrebbe trattarsi di un pericolo passeggero, e poi di nuovo tutti a bordo a guidare la nave. Alla faccia di De Falco.

Davide Muscarà

ARTICOLO 1. LA PADANIA E’ UNA DITTATURA FONDATA SUL DITO MEDIO
post pubblicato in diario, il 16 gennaio 2012


Ci si poteva anche credere, dopo l’avvento del governo Monti, che la Lega Nord fosse ancora un partito. l’occasione era una delle migliori: ricompattiamo i ranghi, mettiamoci a fare opposizione, e saremo gli unici a difendere gli italiani tartassati. Tanto lo sappiamo, gli elettori hanno memoria corta, stampa e tv pure, e chissenefrega se fino a novembre abbiamo votato tutte le leggi vergogna per difendere B. e il suo clan. Chissenfrega se grugnivamo contro l’abolizione dell’Ici e ora ragliamo contro la sua reintroduzione. Chissenefrega se l’unica cosa che abbiamo strappato in extremis è l’apertura dei ministeri al Nord, e chissenefrega se ce li hanno fatti chiudere subito dopo. Ora possiamo finalmente divertirci, dire che Berlusconi non è credibile senza che nessuno ci chieda perché gli abbiamo creduto per dieci anni.

Sembrava tutto più facile per il B. di Gemonio, felice come un bambino perché “all’opposizione ci si diverte di più”. Iniziava pure a credere di riuscire a placare la base leghista sempre più incazzata per l’appoggio incondizionato all’altro B., e sempre più censurata dal Minculpop Prealpino, i cui due organi, il quotidiano “la Padania” e Radio Padania Libera, non sapevano più che pesci pigliare per nascondere le malefatte romane di B&B. Ma l’illusione dura poco, giusto il tempo di sentire Bossi dire che l’asse con Berlusconi non c’è più, che “adesso ognuno sta a casa sua e Berlusconi sta con i comunisti” (forse li incontra in qualche motel segnalato da Tarantini, dato che i comunisti sono fuori dal Parlamento da 4 anni), e che con questa crisi “la guerra l’ha persa l’Italia e l’ha vinta la Padania, che non tornerà più alla Lira perché si farà una sua moneta” (tutto calcolato quindi, abbiamo portato l’Italia allo sfascio per iniziare a stamparci sesterzi padani in Val Camonica). La nuova illusione Padana è già svanita, Bossi e i suoi hanno voluto regalare un’ultima emozione ai militanti rimasti fedeli, prima di ripiombare nel sonno iniziato nel lontano 2000, quando la Lega Nord, soffocata da debiti, ha venduto il proprio simbolo a Silvio Berlusconi.

Tutto finito, nebbia totale, e ricominciano i deliri. Roberto Calderoli chiede le dimissioni di Monti, colpevole di avere ospitato la propria famiglia a palazzo Chigi per la cena di capodanno. Il tutto mentre è accusato di truffa per avere utilizzato un aereo di Stato per fare visita alla sua compagna (forse si tratta dello stesso aereo che trasportava carichi di mignotte per il suo padrone Silvio Berlusconi, il cui ordine era chiaro: “la patonza deve girare”). Poi è il momento di Bossi, che improvvisamente dice “ho letto le carte, su Cosentino non c’è niente” (il delirio più grave è “ho letto”), sfasciando del tutto l’illusione dei militanti di vedere un politico accusato di camorra essere trattato come un comune cittadino. Niente da fare quindi, la battaglia finale è iniziata. Questa volta i padani incazzati pronti a battersi esistono davvero, ma sembra che il bersaglio sia proprio lui, il B. di Gemonio con i suoi fedeli. Il Minculpop lavora a pieno regime, la notizia del salvataggio di Cosentino viene nascosta da “la Padania”, che la cancella dalla prima pagina relegandola a pagina 9. I forum online riservati ai commenti dei militanti sono chiusi. I conduttori di Radio Padania insultano i militanti che osano criticare la linea di Bossi. I dissidenti vengono isolati dal partito. Tutto pronto anche per la nuova costituzione, un solo articolo: la Padania è una dittatura fondata sul dito medio.

Davide Muscarà

 

BOSSI USA IL TRICOLORE. L’EUROPA USA LA LETTERA DI BERLUSCONI
post pubblicato in diario, il 2 novembre 2011


Meno tasse per tutti, contratto con gli italiani, ponte sullo Stretto, ricostruzione in Abruzzo, approvazione della legge contro la corruzione, dimezzamento dei parlamentari, abolizione delle province, rivoluzione liberale, non ho mai conosciuto la signora D’Addario, tre giorni e pulisco Napoli, piano casa, Montezemolo sarà mio ministro ho avuto la sua parola, le televisori sono in mano alla sinistra, Salerno Reggio Calabria nel 2013, papà di Noemi mio vecchio amico e autista di Craxi, cultura araba inferiore alla nostra non ho mai detto che la cultura araba è inferiore alla nostra, non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore, abbiamo predisposto un piano per la crescita che darà una forte scossa all’economia (febbraio 2011), aboliremo il bollo auto, una vita nuova per Napoli non ho mai detto una vita nuova per Napoli (a distanza di 30 minuti), non c’era nessuna intenzione di fare uscire dalla televisione Biagi Santoro Luttazzi, Ruby nipote di Mubarack Ruby la pagavo perché non si prostituisse, dalla fine del mio matrimonio ho una relazione stabile erano undici me ne sono fatte solo otto, Di Pietro è bugiardo non gli ho mai offerto un ministero è vero che ho offerto un ministero a Di Pietro, sconfiggeremo il cancro nei prossimi due anni.

Risultato: Pdl al 25%. Dato storico, nel 2011 un italiano su quattro crede ancora in Berlusconi; è un record nelle democrazie, o presunte tali. Vespa, Minzolini, Ferrara e amici vari stanno facendo un ottimo lavoro. Talmente ottimo, che anche lui inizia a credere a se stesso, al punto di andare a Bruxelles con la letterina delle buone intenzioni: riforma delle pensioni, licenziamenti facili, liberalizzazioni. E lui ci crede ancora di più, quando Europa e mercati fingono di apprezzare il compitino, mentre usano la letterina come Bossi usa il tricolore. Governo solido, colpa della sinistra, colpa dei giudici, colpa dell’euro non è vero sono stato frainteso, l’Italia è messa meglio degli altri stati, colpa di Fini, colpa dei giornali, maggioranza coesa, colpa delle borsa, colpa dei disfattisti, colpa di Tremonti, colpa del governo precedente, colpa dell’Europa, colpa del parlamento, colpa dei consumatori che consumano di meno, colpa della agenzie di rating, conti pubblici in ordine, la crisi è alle spalle nessuno nega la crisi, colpa di Napolitano che sta dalla loro parte. Risultato: Btp decennali oltre il 6%. Dato storico, nel 2011. Mentre noi lo seguiamo, gli altri ridono. Non di lui, ma di chi ancora gli crede.

Davide Muscarà

 

“NO ALLA SECESSIONE”. DICHIARAZIONE SHOCK DI NAPOLITANO
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2011


Sono parole che hanno sconvolto la politica Italiana, quelle pronunciate pochi giorni fa dal Presidente Napolitano. “No alla secessione”, e poi “la Padania non esiste”. Espressioni tanto chiare quanto sorprendenti per gran parte degli Italiani. Deve essergli costato caro questo passo, all’anziano Presidente, solito a monitare contro le divisioni e ad auspicare un non meglio precisato senso di responsabilità. Stampa e giornali riportano le suddette frasi a caratteri cubitali, mentre cercano di carpire le reazioni ed i commenti dei militanti leghisti, che non si scompongono più di tanto. Poteva risparmiarlo, il Presidente, un gesto del genere, un atto di resa così esplicito. Resa che non è solo sua, ma di tutta la politica Italiana. E’ proprio vero allora: da oggi, il Presidente della Repubblica Italiana prende sul serio Umberto Bossi. Un signore che da anni grida alla secessione, alla rivolta armata, ai varesotti che impugnano il fucile e marciano su Roma. Proprio quello che serviva in questo momento, lezioni accelerate di geografia. Mentre l’Italia è alle prese con una pesante crisi finanziaria, mentre Berlusconi è alle prese con il debito, ormai incontrollabile, contratto con mignotte e ricattatori, Napolitano che fa? Decide che è tempo di ripartire dall’abc, spiegando che l’Italia è unita, e che la Costituzione non prevede divisioni. Alla sua età, il Capo di Stato inizia prendere sul serio i grugniti Umberto Bossi, quello dei somari chi espone il tricolore, della guerra in Libia di tre settimane, della finta laurea in Medicina. Il bello è che neanche il Senatur crede alla proprie parole; “secessione” è un suono che usa solo per anestetizzare la base militante, sempre più incazzata. Niente male, la mossa del Presidente, che nel suo prossimo discorso leggerà un saggio intento a dimostrare che i milioni di padani pronti a battersi per la libertà non esistono, e non sono altro che i soldatini di gomma con i quali giocano il Trota e Alfano, mentre i loro padroni discutono sulle tecniche di autoconservazione, aggiornando il listino prezzi dei nuovi Scilipoti. Vada avanti, il Capo dello Stato, ad ascoltare il Senatur che comunica con scoregge vocali e diti medi, e a discutere pure sulle sue poche frasi comprensibili. Mica che scopra che Umberto Bossi, tra una pulita di culo e l’altra con carta tricolore, è stato nominato Ministro della Repubblica Italiana da un anziano signore che soggiorna al Quirinale. Meglio che non ci pensi, Giorgio Napolitano, rischierebbe davvero una secessione, da se stesso.

Davide Muscarà

 

CHIEDONO LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI? RIDICOLI, SI DIMETTANO LORO
post pubblicato in diario, il 25 settembre 2011


Quelli del Pd sembrano un disco rotto, ogni giorno a chiedere al premier di farsi da parte per il bene dell’Italia. Il Corriere della Sera sforna editoriali di Sergio Romano, Antonio Polito e compagnia, in cui si inviata Berlusconi a lasciare la carica di primo ministro, dimostrando senso di responsabilità e, allo stesso tempo, dando un forte segnale di cambiamento. Ma non si sentono ridicoli, giornalisti, politici, analisti, opinionisti, a continuare a parlare di dimissioni di Berlusconi? Dove hanno vissuto negli ultimi vent’anni? Che cosa si aspettano dal nostro primo ministro? Che se na vada da solo? Che faccia un gesto per il bene dell’Italia? Cosa direbbero questi signori al contadino che chiude una volpe nel pollaio, e che poi si incazza con la volpe se questa mangia le galline? Di chi è la colpa? Del contadino o della volpe che non è vegetariana? Quello che non si capisce, è se ci sono o ci fanno. Loro, contro ogni logica, chiedendo al premier di pensare al “bene dell’Italia”, e si aspettano pure risposte. Il bello è che Berlusconi non perde occasione di smentirli, sbattendoci ogni giorno in faccia la realtà. L’Italia affonda nella crisi, questi sono lì a supplicargli risposte per salvare il paese, disturbandolo pure, mentre lui è lì a supplicare risposte ai suoi avvocati per salvare la chiappe. Sono quasi vent’anni che va avanti, ma di lavoro ne resta da fare. Se questi signori lo lasciassero in pace, magari lui finirebbe anche prima. Non sa più come farcelo capire, il nosrtro premier, è frustrante dovere ogni giorno ripetere la stesse cose su intercettazioni, annunciare leggi su processi lunghi e prescrizioni brevi. Come se non bastasse, ora anche l’Europa ci si mette, imponendogli scelte guidate da senso di responsabilità, e sostenute dalla sua coalizione, quando l’unica cosa che lo guida nelle scelte è il suo pisello, sostenuto da pompette e siringhe. Vuoi mettere una notte ad Arcore con una consigliera regionale tettona rispetto ad un meeting internazionale al fianco di una “culona inchiavabile”? Di questo passo va a finire che lo perdiamo, a meno che, come lui stesso ha già confidato ad un amico latitante, non se ne vada “da questo paese di merda”. Le sue poche certezze sul proprio lavoro (“di me possono dire solo che scopo”), da tempo vacillano pericolosamente, tanto che, confidansosi con una mignotta aspirante politica, si è lasciato scappare un'amara confessione: “a tempo perso faccio anche il ministro”. Non basta questo dramma personale a fare capire ai signori di Pd, ai notisti politici del Corriere, al Presidente Napolitano, ai bacchettoni europei, che devono lasciarlo in pace? Dopo vent’anni che lui “lavora per noi”, non hanno imparato a conoscerlo? Per il bene del paese, questa gente si dimetta e se ne torni a casa. Il massimo che protranno fare è lasciare il frigorifero aperto, per poi incazzarsi con la muffa sul formaggio, che non accoglie i loro inviti a farsi da parte.

Davide Muscarà

 

RIUSCIRA’ IL PD A SALVARE ANCORA BERLUSCONI?
post pubblicato in diario, il 20 giugno 2011


20 GIUGNO 2011

 

Quello ormai è bollito da un po’, già cotto a puntino prima ancora di amministrative e referendum. Sono mesi, se non anni, che arranca a suon di annunci e smentite, millantando riforme fiscali e ponti sullo stretto, in attesa di far fuori gli ultimi processi con prescrizioni brevi e conflitti di attribuzioni. Che sia alla frutta lo sanno anche i suoi servi (liberi e non), pure la Santanchè ha capito che non c’è più con la testa. Mentre annuncia a reti unificate di avere la fidanzatina (non si capisce poi perché gli scommettitori puntino su una lista di ventenni, cosa strana per uno di settanat’anni suonati) Lele Mora è costretto a proseguire con la fornitura di mignotte, tanto da fare impallidire un tipo come Briatore, mica la Regina Elisabetta (a lei sono bastate le urla di un pagliaccio qualunque verso Obama). Che sia bollito lo sapevano anche gli elettori di Lega a Pdl, ma ora, dopo amministrative e referendum, glielo hanno proprio detto.

Ma ancora c’è chi non lo vuole capire. E sono sempre gli stessi, quelli del Pd. A loro è bastato festeggiare gli esiti delle amministrative di Milano e Napoli, non ricordando che proprio loro avevano perso ancora prima del Pdl, con i loro candidati segati in partenza dagli stessi elettori. Come se non bastasse, hanno celebrato la vittoria dei Sì a referendum cui erano contrari, arrivando a chiedere la dimissioni del Presidente del Consiglio per non si sa quale motivo (che c’entra lo stop al nucleare con la maggioranza parlamentare?). Per fortuna anche l’ondata dei referendum passerà, e loro potranno tornare a dormire tranquilli, che è sempre meglio di svegliarsi di colpo e delirare. Mica che colgano l’occasione di mandare a casa Berlusconi. Lega e Pdl sono ai ferri corti, meglio allora iniziare a litigare anche di qui, mai rischiare di far fronte comune con Vendola, Di Pietro, e magari pure con Fini e Casini. Gli elettori della Lega sono sempre più incazzati? I vertici del Carroccio alzano sempre più la posta? Perché mai cogliere la palla al balzo e trattare con le teste pensanti della Lega (quindi non con Bossi), per mandare a casa il governo? Il bello è che Bersani ci stava pure riuscendo, poi qualcuno lo ha scoperto, e lui ha dovuto negare tutto, aggiungendo pure: “Nessuna apertura, io i lumbard li sfido”. Mentre dall’altra parte prosegue la pesca a strascico di “responsabili” tra finiani e dipietristi, di qua trattare in segreto di riforme e federalismo con un Maroni o un Tosi di turno (lo stesso che festeggia la vittoria a Napoli di De Magistris) significa fare il patto con il diavolo. E poi, vuoi mica che questi ti ascoltano e fanno davvero cadere Berlusconi? Meglio lasciar stare, visti i precedenti del 1994. Altra gatta da pelare: il consenso di Pdl e Lega è sceso a livello del cervello di Brunetta: qui ora si rischia grosso, e qualche punto il Pd lo sta pure guadagnando. Urgono contromosse. Primo: mandare D’Alema da Berlusconi per discutere su riforme condivise per il bene dell’Italia. Secondo: non dire mai che Berluconi deve farsi processare per capire se è vero che ha il vizio di corrompere tutti, da mignotte ad avvocati, “perché se no si rischia di fare il suo gioco”. Terzo: appurato che gli elettori, dopo gli ultimi referendum, si sono dimostrati più avanti dei partiti, evitare accuratamente di cavalcare l’onda del cambiamento, magari cercando consenso con le proposte di legge popolari su condannati in parlamento e nomina dei parlamentari. Sono depositiate in Senato dal 2007, nel breve periodo in cui erano al governo. Strana coincidenza, meglio starne alla larga.

 

Davide Muscarà

 

 

SCONFITTA ALLE AMMINISTRATIVE. AIUTIAMO L'INCOLPEVOLE BERLUSCONI
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2011


1 GIUGNO 2011

Adesso la gente gli dà pure la colpa, dice che è finito, come se la sconfitta alle amministrative fosse sua responsabilità. Silvio Berlusconi è l'unico innocente, ma è circondato da un gruppo di badanti incapaci di fare il proprio mestiere. Invece di proteggerlo, non perdono l'occasione di sbatterlo in prima linea, incuranti dell'età e del rincoglionimento avanzato. Al poverino fanno credere di essere amato dagli italiani, di avere un'intera nazione dalla sua parte nella battaglia contro giudici e intercettazioni. C'è chi si spinge più in là, tanto da averlo convinto che lui le ragazze le conquista davvero a suon di barzellette e di canzoncine in napoletano. Ora il vaso è colmo, dopo lo schiaffo alle amministrative, in uno dei suoi pochi momenti di lucidità, Silvio deve fare piazza pulita: via tutti i traditori. E non si tratta di Fini e compagni, ma dei traditori veri, gente come Bonaiuti, Bondi, Gasparri, Cicchitto, Ghedini, Alfano. Questi sono pagati per fare il loro dovere da cortigiani, non per mandarlo al macero. Nessuno di loro dice mai niente al poveretto, è come se lasciassero l'anziano zio diabetico, un po' rincoglionito ma pur sempre goloso, di fronte ad un dolce al caramello. Il poverino, sprezzante del pericolo, va a Milano a sostenere la Moratti, e questi organizzano pullman in tutta la Lombardia per reclutare pubblico finto, mica che si accorga che non se lo fila più nessuno. Il bello è che lo lasciano pure parlare, non lo portano via neanche quando si appresta a raccontare la barzelletta del cane interista, quella che ci propina da dieci anni e che la gente, per non ascoltarla, si mette una pentola in testa e si picchia con il mestolo. E loro che fanno: fingono di ridere di gusto e lo applaudono anche. Neppure una piega quando l'eroe solitario, incitato da una folla a lui fedele quanto le mignotte che gli mettono in casa, parte con le domandine, sempre le stesse in ogni comizio ma che lui dice di essersi preparato poche ore prima: Volete le intercettazioni a go go che piacciono tanto alla sinistra? Volete che la sinistra spalanchi le porte agli immigrati? Volete la dittatura delle toghe rosse? E poi, mentre lui gongola di fronte ai noooooo del pubblico, gli mettono pure la canzoncina meno male che Silvio c'è, neanche con un bimbo di cinque anni. Ora si è davvero superato il limite, lasciando il poveretto da solo a sputtanarsi ogni volta che appare in pubblico: chi è il badante incaricato di portarlo via non appena si veda nei paraggi una telecamera? Chi lo ha lasciato solo con Obama a lamentarsi dei giudici comunisti? Dopo giorni di lavoro in parlamento per fare passare la versione di Ruby nipote di Mubarak, chi è stato il traditore che non ha impedito al poverino di parlare di Ruby mignotta pagata da lui per non prostituirsi? Non c'era Ghedini pronto con la dose di tranquillante? Chi gli ha detto di metterci la faccia per le elezioni amministrative? Bonaiuti? Bondi? Cicchitto? Perché nessuno ha ascoltato Lettieri, quando supplicava Verdini di tenerlo lontano da Napoli? E' ora di cambiare rotta, o adesso, o mai più. Fuori tutti i cortigiani, dentro nuove leve che lo tengano lontano da tutti. Ma forse è la volta buona: per evitargli traumi del dopo elezioni, lo hanno spedito in Romania. E nell'Est, si sa, le badanti sono tante, e tutte molto brave con gli anziani italiani.

Davide Muscarà

A BOSSI PIACE SEMPRE AVERLO DURO. NON IMPORTA DOVE
post pubblicato in diario, il 6 maggio 2011


6 MAGGIO 2011

Che Berlusconi sia un un uomo dalle mille risorse, capace di cambiare le carte in tavola nei momenti critici, non è una novità, soprattutto per chi lo conosce bene. E lo conosce bene Umberto Bossi, l'unico che ha deciso di non abbandonare la nave che affonda, per non fare affondare il federalismo, per il quale ha da tempo venduto l'anima. Lo conosce bene, o almeno così pensava. E invece no. Il Senatur credeva infatti di averlo in pugno, soltanto un anno fa era riuscito ad imporre alle amministrative due candidati leghisti per Piemonte e Veneto, e ci mancava poco che non si impuntasse per avere un suo uomo anche al comando di Milano. Sembrava che tutto stesse andando per il meglio, i rospi ingoiati votando leggi ad personam e tagli alla sicurezza venivano compensati dai decreti attuativi per il fisco locale. Neanche il tempo di acquietare il popolo padano, e salta fuori che Berlusconi mantiene mignotte o aspiranti tali a suon di bonifici. Facile immaginare la reazione del cassa integrato di Bergamo che non riesce a pagare gli studi alla figlia, di fronte alla carriera di una ballerina che entra in consiglio regionale grazie a spogliarelli e servizietti per un vecchio dal culo flaccido, come lei stessa definisce il Premier. Oppure i commenti del militante leghista di Varese, quando vede Calderoli e Maroni far finta di credere alla balla della nipote di Mubarak. Bossi, sempre attento all'umore dell'elettorato, pensa: “Gli faccio passare anche questa, dopodiché non avrà scampo, lo prendo per le palle e gli faccio fare quello che voglio io”. E per le palle in effetti lo prende, però quell'altro ormai ha perso la testa, e se non stringi forte, non lo tieni più. Ma Bossi è un tipo buono, e a stringere più di tanto non ci riesce. Ecco che allora succede l'irreparabile. Berlusconi non solo non sente dolore, ma inizia pure a piacergli. Per il Senatur è la fine. Colto da un irrefrenabile attacco di priapismo, e non avendo la Minetti sottomano, il Cavaliere ripiega sul fedele alleato. Neanche il tempo di accorgersene, e l'Umbertone si ritrova piegato a soddisfare i desideri del Premier. E adesso come dirlo agli elettori? Urge un tentativo disperato di raddrizzare la schiena. La crisi in Libia è l'occasione per far vedere che il governo non si piega alla Francia, e Bossi non si piega a Berlusconi: “Niente bombe a Gheddafi, quello si incazza e ci manda gli immigrati”. Berlusconi che fa? Bombarda Gheddafi. Ora è il momento di fare la voce grossa, la Libia non si attacca: “Se Silvio non fa un passo indietro, può succedere di tutto”. Ma Silvio non ci sente, e la Libia si bombarda. Il Senatur non molla: “almeno stabiliamo una data in cui smetteremo di bombardare”. No, non si stabilisce niente. “Allora facciamo che ora si bombarda, però tra un po' decidiamo di smettere. Anzi no. Decide la Nato”. Bossi, a furia di piegarsi, ci prende gusto ed inizia a pure piacergli, tanto che, in piena estasi, perde lucidità: “la Lega ha vinto -dice- ce l'ha sempre duro”. Vero, ma nel didietro. Ed è quello di Berlusconi.

Davide Muscarà

IL MAL DI TESTA DI BOSSI SI FA SEMPRE PIU' FORTE. SERVE AIUTO
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2011


20 APRILE 2011

Lo scorso anno il Senato gli approva sotto il naso la legge taglia intercettazioni, i suoi uomini, piegati a novanta, devono votarla. Poi Maroni gli confida che con questa legge metà delle indagini sulla mafia saltano. Lui incassa, ingoia il rospo ed inizia sentire male alla testa: come spiegare a suoi elettori che la Lega è a favore di una legge contro la sicurezza del cittadino? Non importa, Umberto Bossi è disposto a tutto, pur di ottenere il federalismo. Per la sicurezza poi si vedrà, tanto i poliziotti incazzati vanno a protestare sotto casa di Berluconi, a Gemonio non ci sono ancora arrivati. Poi i giornali iniziano a parlare di federalismo comunale, si inizia a trattare con sindaci e regioni, stampa e tv bombardano gli italiani sul fatto che ci saranno sì nuove tasse, ma saranno destinate a finanziare interventi locali e non andranno a Roma. Benissimo, niente soldi a Roma ed alle regioni sprecone. L'Umbertone in questo modo galleggia, tra l'altro senza spiegare quali tasse verranno abbassate, e i leghisti incazzati per i finanziamenti del Premier alle mignotte non si fanno granché sentire. Ma non è finita, è di nuovo Berlusconi a decidere che il prezzo da pagare per il federalismo deve essere più alto: ed ecco che Bossi, ancora una volta, si becca lo spettacolo della Lega che vota il nuovo processo breve. Come se non bastasse, Il Senatur è contestato fuori da Montecitorio, e quando gli viene chiesto se è d'accordo con il processo breve, lui non risponde. Difficile, del resto, convincere gli elettori della coerenza di un partito che inneggia alla sicurezza mentre vota leggi che limitano le indagini prima, e le condanne ai delinquenti poi. Unica strategia, anche questa volta, è non dire troppo in giro quello che i suoi uomini votano in Parlamento. Detto, fatto. All'indomani dell'approvazione alla camera del processo breve, mentre tutte le prime pagine dei giornali ne danno l'annuncio a titoli cubitali, la Padania preferisce aprire con un invito a boicottare i prodotti francesi. Del processo breve, neanche due righe. Per averne notizia, bisogna attendere a pagina 14. Tattica che non è bastata a frenare l'incazzatura di molti lettori che si sfogano sul sito del quotidiano. Paolo scrive: “Una volta si diceva: tutto perduto fuorché l'onore! Già! Una volta! Votare Lega? Mai più! Continuate a vendervi così. Ma non avete più un briciolo di morale, o un minimo di vergogna? Il pudore è troppo per voi, solo per le quote latte vi incazzate!”. E Francesco: “mai e poi mai voterò più Lega, avete tradito l'intera Padania! Vi siete prostituti con il xxxxx Silvio!” Poi Massimo: “Dovreste vergognarvi! Mai più voterò Lega!”. Ora, per lenire il suo sempre più forte mal di testa, si potrebbe dire a Bossi che questi ed altri lettori sono comunisti vestiti di verde. Il difficile arriverà se qualche altro lettore domanderà il nome dell'autore delle seguenti dichiarazioni: “Quando lui piange, fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene, che non ha ancora trovato la combinazione della cassaforte. Ogni tanto a questo Berlusca gli afferro il polso: pum, fermo lì! Perché sta per mettere la mani sulla cassaforte. Ci prova in continuazione: la Rai, la magistratura, il condono per i suoi amici palazzinari, la pensioni... Altolà, dove vuoi andare Berlusca?”. Non sono parole di un incallito comunista, ma di un misterioso personaggio proveniente da Gemonio, secondo il quale “un affarista piduista non può diventare Presidente del Consiglio”. Meglio non indagare, il mal di testa del Senatur si farebbe insopportabile. Ad ogni modo, era il 1994, e questo ignoto signore ci aveva visto lungo.

Davide Muscarà

SILVIO DEVI RESISTERE RESISTERE RESISTERE, E L'ITALIA SARA' TUA
post pubblicato in diario, il 13 marzo 2011


13 MARZO 2011


E' ora di serrare i ranghi, siamo davanti alla prova finale di fronte al popolo italiano. Avvocati, consiglieri, giornalisti, mignotte ed aspiranti tali, lavorano giorno e notte per abbattere l'ultimo ostacolo, insormontabile per tutti ma non per lui: Silvio Belusconi, il “miglior presidente del consiglio che l'Italia abbia mai avuto” (copyright: Silvio Berlusconi; editore: Bruno Vespa). Dopo le vittorie a suon di leggi ad personam, prescrizioni, corruzione di giudici e testimoni, ora siamo di fronte alla battaglia finale. Parola d'ordine: resistere, resistere, resistere. Al diavolo la vergogna, il buon esempio per i cittadini, per la famiglia, al diavolo il pudore ed il futuro dell'Italia, ora bisogna pensare solo a vincere. Silvio Berlusconi potrà avere l'Italia ai sui piedi, e porterà con sé solo i seguaci più fedeli, quelli che riusciranno a superare l'ultima prova a cui lui stesso li ha messi davanti: convincere gli italiani e la magistratura che Silvio Berlusconi (primo ministro che frequenta una marocchina minorenne nipote del capo di stato egiziano spingendola ad avere rapporti sessuali a pagamento e che poi telefona alla questura dicendo di rilasciare la minorenne nipote del capo di stato egiziano arrestata con l'accusa di furto per affidarla ad una mignotta -persona comunque affidabile perché è maggiorenne e sembra avere buoni rapporti con il primo ministro tanto da telefonargli sul suo cellulare per dirgli che la minorenne è nei guai- chiedendo in privato alla minorenne di passare per pazza e raccontare un sacco di balle e garantendole tutti i soldi che vuole dopodiché accusando in pubblico la minorenne di essere pazza non prima di avere detto di averla pagata perché lei è una ragazza che ha bisogno e lui è buono e aiuta chi è difficoltà facendo così passare il capo dell'Egitto per uno zio tirchio e ingrato che con tutti i soldi che ha lascia sua nipote minorenne a prostituirsi e rubare pur di guadagnarsi da vivere e che lui ha fatto tutto questo per tutelare i rapporti con l'Egitto governato da un presidente che ha scoperto che il capo del governo italiano ultra settantenne gli tromba la nipote minorenne e la lascia da una mignotta brasiliana) è innocente.

Se ci riusciranno, la gloria di Silvio non avrà più limiti. Impunità per qualsiasi reato presente e futuro (la maggiore età scenderà comunque a 16 anni, non ci si può mai fidare di qualche comunista che sbircia dalla serratura...). Capo del governo anche dopo le prossime elezioni, poi capo dello stato. E tutta l'Italia ai suoi piedi, sempre se riuscirà a sopravvivere. L'Italia.

Davide Muscarà


WIKILEAKS IN SOCCORSO A BERLUSCONI: L'ALLEATO CHE NON TI ASPETTI
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2010


5 DICEMBRE 2010

Da giorni il mondo trema, un sito internet sta mandando al diavolo relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e resto del mondo, costruite anno dopo anno. Imbarazzo anche per tutti quei capi di stato o primi ministri i cui giudizi da parte delle ambasciate americane sono stati resi pubblici. Ora i cittadini sono a conoscenza dell'immagine internazionale di cui nutre il loro rappresentante, immagine che spesso non è poi così positiva, anche a fronte di citazioni di episodi e comportamenti che li caratterizzano. L'unica eccezione, per nostra fortuna, riguarda l'Italia. In uno dei momenti più difficili della sua storia politica, Silvio Berlusconi ne esce piuttosto bene: inetto, fisicamente debole, ama le feste e non lavora mai, faccendiere di Putin e Gheddafi... tutte cose dette e ridette, a partire dalla sua ex moglie e dai suoi fedelissimi, sempre più in imbarazzo nel giustificare i suoi comportamenti. Bene così quindi, ora tutti i giornali dedicano pagine intere a chiedersi se davvero Berlusconi non lavora, se è stanco, se non gode di buona salute. Pagine e pagine che chiamano in causa giudizi di esperti, medici, politici, per fare chiarezza sulle condizioni del nostro Premier. Che intanto ringrazia. Non poteva infatti esserci momento migliore per distrarre l'opinione pubblica da un'altra pubblicazione: le motivazioni della sentenza della condanna in secondo grado di Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora la stampa è troppo impegnata a capire se è stato Gianni Letta a dire agli americani che il Premier è debole, o a riportare le dichiarazioni della Clinton che, incasinata com'è a sistemare i disastri della diplomazia in tutto il mondo, sa benissimo che agli italiani basta dire che Berlusconi è un “amico coerente” per farci tutti felici. Le pagine dei giornali sono tutte occupate, non c'è spazio per spiegare agli italiani la storia di Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi. Non c'è spazio per insistere sul fatto per per anni il nostro attuale Premier ha pagato il pizzo alla mafia, o che si è tenuto in casa un mafioso, o un eroe, come lo chiama Dell'Utri, per non avere grane con Cosa nostra. Meglio cavalcare l'onda di Wikileaks, continuando a farsi domande a cui è già stato risposto, tra l'altro proprio dal nostro Premier. Berlusconi non lavora? La risposta arriva un paio di anni fa, quando mostra ai fotografi la sua agenda ricca di impegni piuttosto “extra lavorativi”: ore 9.40 uscita di casa. Ore 10 Enel Civitavecchia (ma all'inaugurazione della centrale non si presentò); Ore 12 Yushchak (una modella ucraina). Ore 13 Masi (Mauro, segretario generale di Palazzo Chigi e oggi dg Rai); Ore 13.30 colazione per gli 80 anni di Cossiga con Letta e Ghedini (che però saltò). ore 16 Previti; telefonata Bossi; Manna e Troise (due starlet del caso Saccà). Ore 19 De Girolamo (Nunzia, giovane parlamentare). Ore 19.30 Bassetti (produttore di Endemol). Ore 20.30 Selvaggia (un'amica, nelle migliore delle ipotesi). Sardegna compleanno Barbara (la figlia). Berlusconi è stanco? Ci risponde durante ogni evento istituzionale in cui ha la sfiga di doversi sedere: dormendo (pure Bondi ha osato dargli dei pizzicotti l'ultima volta che è venuto in Senato). Berlusconi ha problemi di salute? Se ha livello fisico basta guardarlo, sulla salute mentale ci risponde in continuazione: con amnesie dopo le sue feste (“Chi ha pagato le ragazze?”), con deliri di onnipotenza (“Sono il migliore presidente dl consiglio degli ultimi 150 anni”, altro che inetto...), con angoscie persecutorie miste a turbe sessuali (“è opera della criminalità organizzata”, riferendosi alle sue notti passate con prostitute). Risposte piuttosto esaustive, ma non sufficienti per la stampa italiana, che continua ad indagare. Su mafia e pizzo, ci sarà tempo... Well done, Mr. Assange!

Davide Muscarà

 

L'OPPOSIZIONE DEVE FARE PROPOSTE? SBAGLIATO, ORA SERVE SOLO FARE CASINO. MA SENZA ESCORT E BUNGA BUNGA
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2010


30 OTTOBRE 2010

“E' ora di finirla di cavalcare gli scandali del Premier, di chiedere le dimissioni di ministri e sottosegretari”. “Facciamo un'opposizione responsabile, portiamo in parlamento proposte serie per far ripartire il paese”. Questo è il leitmotiv del Partito Democratico, che si illude ancora di sconfiggere Berlusconi “politicamente”. Ma come fanno a sconfiggere politicamente chi politico non è? Potrebbe mai la nazionale di calcio italiana sconfiggere “sul campo” gli All Blacks? Come fanno due squadre a competere, se non seguono le stesse regole del gioco? Nel Pd proprio non lo capiscono, nonostante ogni giorno arrivi, da Berlusconi in persona, un nuovo assist per staccare la spina al governo. Loro studiano proposte di legge, parlano di riforma fiscale da discutere in parlamento? Ma se Berlusconi non caga neanche i suoi in parlamento, da chi pensano di venire ascoltati?

Eppure ci sarebbe un'alternativa, più facile ed immediata: fare casino. Ma farlo davvero. Non serve inventarsi niente, tirare in ballo escort o bunga bunga, è sufficiente rilassarsi e stare a guardare ciò che fa e dice Berlusconi. Dopodichè ripeterlo, raccontare tutto per filo e per segno, martellando tv e giornali, alzando così tanto il volume al punto da abbattere anche i silenziatori di Tg1 e Tg5. Non servono insulti, bastano i fatti.

Alcuni esempi? I berluscones accusano Fini per la vicenda di Montecarlo? Benissimo, il Pd colga l'assist e martelli Berlusconi per avere scippato ad un orfana la villa di Arcore. Berlusconi parla di lotta alla mafia? Bene, loro ripetano ogni giorno i curriculum vitae di Dell'Utri e Cosentino. Berlusconi strizza l'occhio ai cattolici? E loro gli strizzino le palle con il video che mostra il Premier mentre bestemmia in mezzo alla folla. Il governo minaccia -solo a parole, ovviamente- un disegno di legge contro la corruzione? Bene, allora ripetano ogni giorno che Berlusconi ha comprato con la corruzione un maresciallo della guardia di finanza, e poi ha comprato con un altra corruzione un testimone perché coprisse la corruzione di prima. Si parla della legge per limitare le intercettazioni e tutelare la privacy? E loro spieghino agli italiani chi è il datore di lavoro dei giornali che pubblicano notizie riservate su personaggi pubblici grazie agli accessi illegali di un finanziere agli archivi della guardia di finanza. Potrebbero anche ricordare a tutti quanti chi è stata la persona che ha deciso di pubblicare sul giornale di famiglia il testo di un'intercettazione ricevuta ancora prima che fosse depositata agli atti. Il governo parla di lotta all'evasione fiscale? Spieghino allora chi è l'ideatore e l'utilizzatore finale delle leggi approvate negli ultimi nove anni per salvare la pelle agli evasori. Ricordino poi chi è quel primo ministro che si è salvato proprio grazie a quelle leggi.

Non è un compito difficile quello che spetta al Pd. E' sufficiente osservare, ascoltare, e ripetere a voce alta. Di proposte ne hanno già fatte troppe, ora non servono, le lascino lì in attesa di tempi migliori. Parlino chiaro a tutti gli italiani, entrino nelle case anche di quelli già anestetizzati da Minzolini e grande fratello. L'indignazione sarà pure un sentimento nascosto e poco diffuso in Italia, ma prima o poi dovrà saltare fuori, e non solo quando Lippi non convoca Cassano.

Davide Muscarà

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO MANCA DA QUATTRO MESI? MEGLIO PER TUTTI
post pubblicato in diario, il 14 settembre 2010


14 SETTEMBRE 2010

Quattro mesi senza ministro dello sviluppo economico. E allora? Ormai tra la sinistra c'è una vera e propria ossessione: come si fa a restare senza il ministro durante la crisi? Chi metterà in atto riforme per promuovere la ripresa economica? E altre domande del genere. Anche Napolitano è intervenuto, tanto che Berlusconi dieci giorni fa aveva dovuto promettere, ancora una volta, che in una settimana avrebbe indicato il nome. Promessa che, come solo lui sa fare, sta mantenendo allo stesso modo in cui sta costruendo il ponte sullo Stretto. Ma poco importa, per sua fortuna in Italia i giornalisti sono piuttosto smemorati, e non c'è pericolo che qualcuno cerchi riscontro nelle sue dichiarazioni. E' la sinistra, invece, che continua ad incalzare il Premier. Ma per che cosa? In questo modo rischiano davvero che Berlusconi si metta a cercare chi, tra i suoi uomini, possa fare al caso suo e delle sue aziende. Non per niente, era già stato individuato il fedelissimo Paolo Romani, non proprio estraneo al mondo Fininvest. Non è forse meglio evitare che un altro posto venga occupato da gente che lavora per lui e le sue aziende, come è successo con il ministero della giustizia, subappaltato al duo Alfano-Ghedini? Una cosa, infatti, la sinistra dimentica: a Berlusconi non piace metterci la faccia, sono sempre gli altri che lavorano per lui, finendo pure nei guai per salvargli la pelle, come è accaduto a Previti e a Mills, solo per citarne due. Chi è che impazziva giorno e notte per pilotare la sentenza sul lodo Alfano? Berlusconi o, come lui stesso li ha poi definiti, i “quattro sfigati in pensione”? Dell'Utri e Verdini non se la saranno mica presa per il complimento...

Finché il ministero dello sviluppo economico sarà occupato ad interim dal Premier, difficilmente gli italiani avranno altre sorprese. Lasciamolo lì ancora per un po', potrebbe continuare essere innocuo: gli sarà rimasta un briciolo di vergogna, o semplicemente non ha ancora trovato un “berluscones” da sacrificare. Ma tant'è. Ad ogni modo, e non è certo un caso, nessuna delle 37 leggi ad personam porta il suo nome.

Davide Muscarà

BERLUSCONI SALVI IL PD DALLE INSIDIE DI FINI
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2010


5 AGOSTO 2010


La tensioni interne alla maggioranza hanno raggiunto un livello tale da svegliare anche il Partito Democratico, caduto in stato di coma dopo le batoste elettorali degli ultimi due anni. La situazione per loro si sta facendo sempre più critica, la prossima botta non li porterà più al coma, ma direttamente alla morte. La priorità a questo punto è quella di salvare la pelle, evitando in tutti i modi le elezioni anticipate. Sarebbe una morte lenta ed atroce, accompagnata dalla vergogna di avere perso contro un partito fondato da un personaggio condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, guidato dal suo socio in affari, abituale frequentatore di mignotte, corruttore di giudici e avvocati, ed avverso a qualsiasi forma di libertà che non sia la sua. Perderebbero contro colui che, dopo aver promesso di abbassare le tasse, le ha aumentate, che dopo aver promesso più sicurezza ai cittadini, si appresta a legare le mani a polizia e magistratura. Un record, in tutti i sensi. Si capisce quindi perché nel Pd sono tutti terrorizzati dalla prossima mossa dei finiani. Se questi fanno cadere il governo, per loro è la fine. L'unica speranza è che il Premier regga l'urto, e che riesca a fare dei finiani quello che ha fatto di La Russa e Gasparri. Nel frattempo, però, nel Pd la tensione continua a salire, tanto da sfociare in veri e propri deliri. Pur di evitare le elezioni, sono arrivati a dire di voler Tremonti come futuro capo del governo. E non si tratta di omonimia. E' proprio lui, quello dei condoni e dello scudo fiscale, quello sulla cui manovra economica si è scagliato tutto il Pd. Non resta che sperare nella forza di Berlusconi che, nelle situazioni critiche, ha sempre tirato fuori l'asso dalla manica. Ha salvato le sue chiappe tante di quelle volte che, per una volta, potrebbe guardare alle chiappe degli altri. E sono chiappe di gente per bene, che, al contrario di quelle che ospita nel lettone di Putin, non gli faranno mai brutti scherzi.

Davide Muscarà



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permalink | inviato da Davide_Muscarà il 5/8/2010 alle 21:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
IL PD STRILLA? BASTA POCO PER RIMETTERLO A NANNA
post pubblicato in diario, il 23 luglio 2010


23 LUGLIO 2010

E' un'estate davvero calda, quella che sta attraversando Silvio Berlusconi, il cui partito sembra sempre più nella tempesta. Prima esplode la polemica con Fini, poi scopre di avere un ministro così stordito da farsi pagare una casa a sua insaputa, poi ancora polemiche per la nomina di Aldo Brancher a ministro del nulla. Nel frattempo arriva da Palermo la conferma che Forza Italia è stata fondata da un signore che fino al 1993 ha mantenuto stretti rapporti con la mafia, lo stesso signore che, poco dopo, risulta parte di un comitato di affari con il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il faccendiere Flavio Carboni coinvolto nell'omicidio di Roberto Calvi e già arrestato nell'82, e Nicola Cosentino, ras campano del Pdl in odore di camorra che nel frattempo tenta di fare fuori il governatore Stefano Caldoro. Comitato di affari -la presunta P3- che allaccia rapporti pure con la magistratura per evitare che si schieri contro le leggi ad personam. Siamo al capolinea del governo, le carte si stanno scoprendo una ad una, con un effetto domino che sembra non risparmiare nessuno. Ora è arrivato il momento dell'opposizione, basta infatti poco per dare il colpo di grazia ad una maggioranza divisa e logorata. Il Pd ha l'occasione di cambiare le sorti dell'Italia, di fermare il degrado politico che sembra inarrestabile. E invece no, proprio non ci riescono. Loro Berlusconi lo vogliono sconfiggere politicamente, guai chiederne le dimissioni. Un po' come Massimo Moratti che, scoperto Moggi minacciare gli arbitri, dice ai suoi: “Non chiediamo la squalifica di Moggi, noi la Juve la dobbiamo battere sul campo”. Al Pd, in effetti, basta poco per gioire, un contentino di tanto in tanto: Berlusconi sperimenta una sensazione a lui sconosciuta, che qualcuno chiama “vergogna”, e fa dimettere Brancher. Il Pd esulta parlando di vittoria, come se fosse merito loro. Poi arriva il turno di Cosentino, si dimette pure lui e il Pd esulta di nuovo, al colmo della felicità. Strana reazione, non sono riusciti a farlo dimettere dopo il mandato di arresto per camorra, e ci riescono proprio ora. Non è che fanno come Scajola? Lui non si accorge che Anemone gli paga la casa e pensa di aver fatto un affare, loro pensano di smontare il Pdl, quando invece ci sta già pensando Fini. Anzi, loro vogliono il dialogo, fanno il tifo perché il povero Berlusconi si liberi di tre o quattro mele marce che mettono il Pdl in cattiva luce. Potrebbero far loro ciò che scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera: “È come se nella penombra del grande albero berlusconiano si fossero annidati segmenti di società che usano il governo come guscio dentro il quale ingrassare i loro comitati d’affari”. Guai a chi usa la politica per interessi personali, il Pd deve difendere Berlusconi da questi personaggi. Meglio invece guardarsi da altri giornalisti militanti, soprattutto da quelli della destra giustizialista tipo Marco Travaglio, che ha pure tentato, pochi giorni fa, di dare un aiutino alla sinistra di Bersani & C., suggerendo alcune questioni da porre al Premier: “Chi è stato gomito a gomito per 40 anni con Dell’Utri, appena giudicato mafioso dalla Corte d’Appello di Palermo? Per conto di chi pagava le tangenti Brancher? Per conto di chi Previti comprava giudici e sentenze a Roma? Chi ha imposto Verdini coordinatore del Pdl? Chi ha nominato sottosegretario Cosentino e chi l’ha difeso finora, nonostante il mandato di cattura per camorra? Qual è l’imputato eccellente milanese che aveva interesse alla nomina di un giudice amico della P3 a presidente della Corte d’Appello di Milano? Per conto di chi la P3 dei Carboni, Verdini e Dell’Utri tentava di pilotare la sentenza della Consulta sul lodo Alfano e una causa fiscale della Mondadori? Chi è l’utilizzatore finale di minorenni che fu coperto da un altro membro della P3, quel Martino che l’estate scorsa giurò di aver assistito all’incontro fra il papi e il padre di Noemi davanti a Craxi all’hotel Raphael? Vi do un aiutino, anzi due. Le risposte non riguardano mai vicende politiche, ma giudiziarie. E ricominciano tutte per B. e finiscono tutte in oni”. Troppo difficile per loro, non lo capiscono proprio.

Davide Muscarà

I DEPUTATI NON PAGHINO LE MULTE. STANNO LAVORANDO PER NOI
post pubblicato in diario, il 12 luglio 2010


12 LUGLIO 2010

Va bene che c'è la crisi economica, va bene che tutti devono fare sacrifici, a partire da chi se la passa meglio. Passino pure l'aumento delle tasse, i tagli alle regioni, alla scuola, ma a tutto c'è un limite. Il troppo qualunquismo che emerge in tempi di magra prende di mira sempre loro: i politici. A torto. Loro vanno tutelati, a volte lavorano anche, e quindi meritano più soldi. Concetto che ha avuto il coraggio di esprimere solo Giorgio Straquadanio, deputato del Pdl, che un paio di mesi fa ha lanciato l'idea di aumentare gli stipendi ai parlamentari che lavorano. La sua proposta non ha però lasciato il segno, troppa era la paura dei colleghi, pidiellini e non, di schierarsi apertamente con chi si immolava per una causa così nobile. Sono stati soltanto in tre, i deputati coraggiosi ad avere posto, dopo pochi giorni, un problema simile. Altri tre pidiellini, Domenico Di Virgilio, Gabriella Carlucci e Giuseppe Consolo (sempre lui: quello che ha proposto un lodo per l'immunità dei ministri, dati i guai giudiziari del suo amico Matteoli, di cui, guarda caso, è anche avvocato) sono stati gli unici a non aver paura di portare alla luce un altro grande disagio dei deputati: predono le multe, e devono pure pagarle. Proprio così. Si tratta infatti di un grave problema per il futuro dell'Italia, problema che, dopo due mesi, non sembra essere stato risolto. Per recarsi a Montecitorio con la propria automobile, i deputati percorrono la corsia preferenziale di via del Tritone, che dal 2001 è riservata ai mezzi pubblici. Le telecamere che fanno? Registrano le targhe delle automobili dei deputati, a cui arrivano ogni giorno notifiche di infrazione. Roba da matti. Come se un cittadino, guidando la sua Punto del 1998, entra ogni giorno nella zona ecopass di Milano, ed ogni giorno prende una multa. O come se un autovelox fotografasse l'automobilista che sfreccia in autostrada a 200 all'ora. “Fanno multe a raffica!” si era sfogato Consolo “oggi me ne sono arrivate nove!” Meritano, i nostri deputati, un trattamento del genere? La risoluzione di questi “incresciosi episodi”, come li ha definiti Consolo, avrebbe dovuto essere inserita nell'agenda del Parlamento, ma sembra che questo tema abbia ricevuto la stesso trattamento riservato alle leggi anticorruzione promesse dal governo: zero. Sono passate settimane nel silenzio più assoluto, i deputati che prendono le multe, devono ancora pagarsele. Nessuno, d'ora in poi, si permetta di spendere un solo commento sull'assenteismo di Gabriella Carlucci, o sulla condanna che ha ricevuto per non avere versato i contributi alla propria collaboratrice. Merita tutta la nostra comprensione.

Davide Muscarà

LA NAZIONALE ITALIANA HA SALVATO UMBERTO BOSSI
post pubblicato in diario, il 26 giugno 2010


25 GIUGNO 2010

Sono state due settimane davvero pesanti, quelle appena trascorse da Umberto Bossi. Deve essere infatti l'ultima cosa che si augurava, vedere il Senato approvare, pochi giorni prima del raduno a Pontida, una legge fatta su misura per limitare le indagini della magistratura (ai discorsi sulla privacy forse ci crede solo Sandro Bondi), come non è stato il massimo vedere un suo uomo, il senatore Bricolo, costretto a mettere la faccia ed a parlare di “legge giusta”, citando pure numeri falsi (“L'Italia intercetta 50 volte di più degli Stati Uniti”) e costi delle intercettazioni, ma glissando su quanto lo stato ci guadagna in termini di milioni recuperati. Va bene mandar giù rospi, ma ingoiarne così tanti fa venire mal di testa anche all'Umbertone: prima parli di federalismo e ti aboliscono l'Ici, poi ti batti per Malpensa e mettono i tuoi soldi nel bilancio di Catania ed Alitalia (che aveva già lasciato l'aeroporto Varesino). Hai promesso più sicurezza ai tuoi elettori, e ora che ti combinano? Legano le mani a polizia e magistratura nelle indagini su reati come rapine, stupri, sequestri, estorsione. Proprio quello che chiedeva il popolo del Nord, del resto erano ormai quotidiane le manifestazioni degli imprenditori Bergamaschi per difendere il loro diritto alla privacy.

Una bella gatta da pelare, per il Senatur, con un mal di testa che si fa sempre più forte. Che dire agli elettori adesso? In suo soccorso prova ad arrivare "la Padania", con una soluzione alquanto originale. All'indomani del voto al senato, tutti i giornali dedicano infatti la prima pagina all'approvazione della legge. Gli uffici stampa del Pdl, il Giornale e Libero, dedicano i titoli ai dipendenti pubblici ed alle abitazioni di Pierferdinado Casini. Libero aggiunge anche un'altra notizia bomba: “Il bebè che terrorizza la sinistra. Annunciazione: è nato Lorenzo, primo nipote col cognome di Silvio” (riferendosi al figlio di Piersilvio Berlusconi). Come dire: la legge fa schifo anche noi, meglio non parlarne più di tanto. L'unica eccezione è, appunto, quella della Padania. Per placare il mal di testa del Senatur (e del suo popolo), la notizia sull'approvazione della legge viene nascosta in fondo a sinistra (dieci righe), mentre al centro della prima pagina campeggia una foto di un agente della polizia ed il titolo “Beni mafiosi, sequestri record, Maroni il miglior contribuente”. Un bell'analgesico, che però dura solo qualche giorno. Il mal di testa poi inizia a rifarsi sotto: chissà se, con la nuova legge sulle intercettazioni, la Padania avrebbe potuto uscire con lo stesso titolo. Sembrerebbe di no, dato che lo stesso Maroni, prima del raduno di Pontida, pressato dai vertici delle forze dell'ordine, riferisce a Bossi: “Qui mi dicono che metà delle indagini di mafia saltano”. Quando troppo è troppo, al Senatur serve una terapia d'urto, efficace ma molto dolorosa. A costo di fermare tutto, si scende a patti pure con Fini, uno che ti dice che hai dedicato la tua vita all'indipendenza di una cosa che non esiste. Ma almeno si allontana questa legge dal passaggio alla Camera. Neanche il tempo di riprenderti, e che ti combina Berlusconi? Nomina su due piedi Aldo Brancher ministro “per l'attuazione del federalismo” (che poi diventa “del decentramento”, per non aggravare la salute del Senatur). Così, come niente fosse, senza avvisare nessuno. Bossi doveva capirlo, non è che il premier può tenersi il legittimo impedimento solo per lui. Meno male che, tra tutti questi casini, con regioni e comuni sul piede di guerra contro il governo, una nuova sorpresa può rimettere in sesto il Michael Collins di Gemonio: l'Italia è fuori dai mondiali.

Davide Muscarà

DOPO DI PIETRO, IL CORRIERE ATTACCA ALTRI POLITICI. ECCO I NOMI
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2010


9 GIUGNO 2010

Non è passata inosservata la svolta del Corriere della Sera, quotidiano famoso per la sua imparzialità, che lo scorso 5 giugno ha sferrato, grazie alla penna di Marco Imarisio, un duro attacco ad Antonio Di Pietro, accusandolo di “silenzio ed ambiguità” a proposito di “voci, a volte senza risposta” che circolano sul di lui. Si tratta di una buona notizia per tutti i sostenitori di una stampa indipendente, libera da qualsiasi sudditanza verso i “poteri forti”. Essere imparziali del resto non significa limitarsi ad un giornalismo da ufficio stampa, riportando solo le dichiarazioni ed i comunicati del politico di turno. Significa anche mettere in luce eventuali incoerenze e lati oscuri di personaggi pubblici, in particolare di chi occupa posizioni di responsabilità. Quella con Di Pietro è stata soltanto una prova generale, quindi nessun problema se l'ex pm ha risposto punto per punto a tutte le accuse, rendendo impossibile la controreplica di Imarisio. Una svolta comunque c'è stata, svolta che in moltissimi hanno apprezzato, lo dimostrano le undici pagine di commenti lasciati dai lettori sul sito del quotidiano. L'attesa ora è alle stelle, chi sarà il prossimo politico? Chi passerà sotto la lente di ingrandimento di via Solferino? Un lettore scrive: “Gentile Direttore, mi aspetto adesso, dopo l'interessante articolo del dottor Imarisio, che lei dedichi una pagina al giorno alle luci e ombre di tanti altri politici, per esempio Berlusconi, D'Alema, Dell'Utri, Cesa, De Gregorio, Casini, Cuffaro, Rutelli, Bossi, ecc. Ringrazio anticipatamente”. Un altro lettore, più insistente, dice: “Ora vogliamo la seconda puntata su Casini, per poi arrivare al gran finale con Berlusconi” dopodiché, forse a causa del troppo entusiasmo, aggiunge: “Lo so che ve la fate già sotto, ma su dai! Un po' di coraggio nella vita ci vuole”. Il coraggio al Corriere della Sera non è mai mancato, e mai mancherà. Nessuno avrà trattamenti di favore, ce ne sarà per tutti. Trapelano già indiscrezioni sui nomi dei prossimi politici, si parla di pezzi grossi. Sembra che la penna di Imarisio stia spargendo fiumi di inchiostro su Alberto Claut, il leader dei Monarchici Italiani, sul quale girano voci circa una presunta falsificazione di bilancio durante l'ultima partita a Monopoli vinta, non senza polemiche, contro il vicino di casa. Arriverà poi il turno di Stefano De Luca, segretario del Partito Liberale Italiano, che sembra abbia spinto il parlamento ad approvare una legge ad personam: gli incentivi per l'acquisto di elettrodomestici. E' davvero una coincidenza, si domanda Imarisio, che la cognata di De Luca abbia da anni in gestione un negozio di lavatrici? Toccherà poi a Francesco Nucara, leader del Partito Repubblicano Italiano, il cui cugino non ha mai spiegato dove abbia preso i soldi per aprire un chiosco di gelati nei pressi di Rapallo, risultando in quegli anni ancora studente e privo di reddito. Il gran finale del Corriere della Sera sarà con i fuochi d'artificio: ben due pagine scandaglieranno il passato dell'onorevole Carlo Fantuzzo, segretario nazionale del Partito Pensionati. Sono anni, dice Imarisio, che Fantuzzo tace sul conflitto di interessi del nipote il quale, oltre ad essere il rappresentante degli studenti del proprio liceo, è anche il responsabile del giornalino dell'istituto. Teniamoci forte, ne vedremo delle belle.

Davide Muscarà

CRISI ECONOMICA. I PARLAMENTARI SONO STRESSATI, PAGHIAMOLI DI PIU'
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2010


28 MAGGIO 2010

Giorgio Stracquadanio. E' un nome che tutti devono ricordare. Si tratta di un deputato del Pdl, fedelissimo berlusconiano e direttore del Predellino, quotidiano online fondato in onore del famoso discorso in piazza San Babila. Il cognome non è dei più facili, ma, con un po' di allenamento, “Stracquadanio” dovrà entrare nella testa degli italiani, e rimanerci. E' sua infatti la proposta più geniale per uscire dalla crisi: aumentare i compensi dei parlamentari. Se un deputato non lavora, lo paghiamo. Se lavora, lo paghiamo di più. Tra manovre correttive e tagli alle spese, ci sarà spazio almeno per un investimento, perché proprio di investimento si tratta. Siamo infatti in una situazione di emergenza, le Camere sono chiamate ad un grande sforzo per far fronte ai problemi che attanagliano il Paese, ed i parlamentari stanno affrontando momenti di stress. In un periodo di disoccupati e cassa integrati da una parte, mazzette e case regalate a ministri dell'altra, Stracquadanio ha mostrato un coraggio ed un'onestà che tutti dovrebbero riconoscergli. Peccato che la stampa non abbia dato il giusto risalto alle sue dichiarazioni: martedì 11 maggio il Corriere della Sera gli ha dedicato solo un trafiletto in fondo a pagina 13: “Più soldi ai deputati che lavorano”. Il 21 maggio l'argomento era scivolato a pagina 41, dove Beppe Severgnini aggiungeva anche il passaggio di un'intervista di Luca Telese a Stracquadanio. Domanda: “Perché i vostri leader negano che le leggi sulla giustizia siano ad personam?” Risposta: “Sbagliato negare. Va detto in modo chiarissimo: noi siamo a favore delle leggi ad personam. Un vero combattente, coraggioso e leale, almeno verso se stesso. Alla lettura delle sue dichiarazioni, riportate dal filo sovietico quotidiano di via Solferino, era doverosa una verifica, che però ha confermato tutto. Il pidiellino Stracquadanio ha infatti lanciato la sua idea durante una puntata di KlausCondicio, facilmente reperibile in rete. Guardando il video, si esclude che il deputato fosse stato sotto l'effetto di alcolici o stupefacenti: Stracquadanio ha parlato da lucido. La sua proposta avrebbe quindi meritato molta più visibilità, per estendersi anche in altri settori. Inutile perdersi d'animo davanti a questioni come la vergogna o il senso del pudore, quella è roba da Prima Repubblica; meglio prendere esempio dal nostro rappresentante. Tutti i lavoratori se ne stiano sul divano a guadagnarsi lo stipendio e, ogni volta che si presentano in ufficio, vadano a battere cassa per l'aumento.

Davide Muscarà

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